Archistar e turismo

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Archistar e turismo

C'è chi li critica per un eccesso di protagonismo e chi li venera come nuove stelle del firmamento. Di certo, con la loro fantasia, a volte fin eccessiva, gli architetti più famosi dettano legge nel mondo dell'estetica e anche in quello del turismo. Corteggiati e contesi da imprenditori e amministrazioni che vogliono conquistare turisti, pubblico e prime pagine dei giornali.

Museu do Amanhã, Rio de Janeiro. Credits: Bernard Lessa Il progetto Jesolo Magica e la compianta archistar Zaha Hadid l'Hotel Il Sereno e l'archistar Patricia Urquiola. Credits: Alessandro Paderni studio Eye

Da sempre l’architettura ha giocato un ruolo fondamentale in relazione con il turismo, l’uno favorito dalle opere più affascinanti, contemporanee o appartenenti ad epoche di passato splendore, l’altra stimolata dai flussi turistici, dall’attenzione e dalle aspettative dei visitatori. Questa mutua relazione, che valeva già al tempo della Roma antica, ai nostri giorni ha raggiunto la sua massima espressione di fronte a un turismo globalizzato sempre più importante e alla creatività sempre più libera e spregiudicata degli architetti. Ci sono destinazioni che sull’ambizione avveniristica dell’architettura hanno fatto la propria fortuna: pensiamo a Dubai e agli Emirati Arabi, ma anche a capitali internazionali che si identificano oggi nelle loro opere architettoniche moderne e contemporanee più originali, da Sidney a Londra, da Hong Kong a Pechino, da Berlino a Barcellona.

Negli ultimi anni, poi, sono entrate in scena le Archistar, grandi architetti, senz’altro, ma soprattutto grandi personalità pubbliche, stelle del firmamento internazionale al pari degli attori, dei musicisti e degli artisti più acclamati. E come loro, dotati di protagonismo e, spesso, egocentrismo. Del resto il loro nome da solo è capace di attirare dai quattro angoli del mondo turisti appassionati delle prodezze avveniristiche di cui sono capaci. Per questo grandi capitali dell’industria del turismo vengono sempre più spesso orientati alla realizzazione di progetti faraonici e prestigiosi per la costruzione di hotel o edifici commerciali, che si trasformano, già in fase di sviluppo, in nuovi potenti attrattori turistici.

Tra forma e funzione

Ben venga tutto ciò che dà nuova linfa al turismo, che stimola la curiosità e l’interesse dei viaggiatori e che genera indotto. Detto questo, è anche vero che, a volte, ci si fa prendere un po’ troppo la mano. La creatività a tutti i costi non è sempre una grande opzione e il soggettivismo estremo, anche in architettura, anziché produrre capolavori, talvolta genera “cose” di dubbio gusto e nessuno stile, di fronte alle quali, se ci si potesse esprimere sinceramente senza timore di risultare poco glamour, dovremmo quanto meno mostrarci interdetti. Lo stesso vale per le archistar e le loro opere, alcune vere e proprie geniali interpretazioni della bellezza, altre improbabili e incomprensibili espressioni di una libertà creativa, forse eccessiva.

Inchinandoci all’estro di questi maestri dell’architettura, per lo più decostruttivista, è concesso sollevare qualche dubbio, soprattutto quando l’opera d’arte trascura o dimentica la funzione in favore della sola forma (o della sua assenza). Materiali e spazi nuovi possono e devono conquistare e affascinare lo sguardo dei turisti, ma questo non deve mai andare a discapito della fruibilità di un luogo, specie se destinato all’accoglienza, al soggiorno o alla godibilità di servizi. L’abitare, del resto, è lo stare dell’uomo in un luogo – concedetecelo – di heiddeggeriana memoria: non è solo costruire, ma anche coltivare e custodire, prendersi cura, in altre parole, di un luogo, dandogli una possibilità evolutiva. Che sia intervenendo sul pre-esitente o inventando nuove forme e nuove soluzioni, ci si dovrebbe sempre ricordare che l’essenza di una brocca è nel suo contenere, cioè prendere e trattenere un liquido per poi offrirlo, e l’essenza di un hotel è nel suo accogliere e far abitare. Nel modo più poetico, originale e ambizioso possibile.

I progetti delle stelle

Hotel Il Sereno, di Patricia Urquiola
www.ilsereno.com

Il nuovo gioiello di accoglienza 5 stelle e design del Lago di Como, inaugurato quest’estate, porta la firma dell’archistar spagnola. Sorto su quello che fu l’Albergo Flora e affacciato direttamente sul lago, l’hotel, di proprietà dell’imprenditore venezuelano Luis Contreras (Le Sereno a Saint-Barthes e Villa Pliniana sempre a Torno), osa un design moderno e razionale in cui legno e vetro fanno da contraltare alla pietra delle ville storiche che hanno reso famosa nel mondo Como e il suo lago.

San Pellegrino Terme, De8 Architetti e Tobia Scarpa

La capitale Liberty del Nord Italia si sta rinnovando completamente e per farlo ha puntato sull’eccellenza del famoso studio d’architetti, oltre che sulla nota archistar veneziana. Il Grand Hotel, chiuso da 30 anni, il Kursaal e lo stabilimento termale tornano a nuova vita e a nuovo splendore, tra antico e moderno, per rilanciare il turismo, con soldi (molti) sia pubblici, sia privati. Nel mese di settembre sarà, inoltre, reso noto il nome dell’archistar incaricata della progettazione del nuovo stabilimento del Gruppo San Pellegrino. In lizza ci sono: Big (B jarkeIngels Group), Amdl (Michele De Lucchi), Mvrdv e Snøhetta.

Tourism Investment, Simone Micheli

All’archistar viareggina è stato affidato unallestimento temporaneo che durerà il volgere di due giorni (29-30 settembre) e che renderà lo spazio dell’area Tourism Investment ancora più capace di catturare il pubblico e la sua attenzione durante la #NF16 di Bergamo.

Seibu Railway, Kazuyo Sejima

Da sempre al servizio dei viaggiatori, il treno, veloce, velocissimo ed eco-sostenibile, è parte integrante dell’universo attuale del turismo globale. Ed è proprio al treno che si rivolge l’idea più innovativa – già Pritzker Architecture Prize, il Nobel dell’architettura – opera dell’architetto giapponese Kazuyo Sejima: il treno invisibile in grado di mimetizzarsi con l’ambiente. Il Seibu Railway, è realizzato con un materiale semiriflettente dall’effetto trasparente.

Jesolo Magica, Zaha Hadid

Sembra proprio che diventerà realtà il progetto realizzato dalla compianta archistar irachena Zaha Hadid, già vincitrice del premio di «Miglior progetto architettonico 2010». "Jesolo Magica" dovrebbe comprendere ristoranti, un cinema, multisala, un centro benessere ed anche uno spazio espositivo per ospitare mostre nazionali ed internazionali, il tutto in uno spazio di 38mila metri quadri, per un costo di circa 100 milioni di euro... e in forma di astronave.

T - Fondaco dei Tedeschi, Rem Koolhaas e Ippolito Pestellini Laparelli

Lo studio di architettura OMA ha concluso gli interventi del grande edificio a due passi dal Ponte di Rialto. La struttura, originaria del Duecento, è stata oggetto di un discusso, ma sicuramente impressionante intervento di restauro, che la trasformerà in un grande magazzino urbano di lusso di proprietà Benetton.

I Musei firmati dalle Archistar

  • Museo de Amanhã, Rio de Janeiro – Santiago Calatrava, 2015
  • Messner Mountain Museum, Plan de Corones – Zaha Hadid, 2015
  • Whitney Museum of American Art, New York – Renzo Piano, 2015
  • Fondations Louis Vuitton, Parigi – Frank O. Gehry, 2014
  • Mudec, Milano – David Chipperfield, 2014
  • Maxxi, Roma – Zaha Hadid, 2010
  • Mart, Rovereto – Mario Botta, 2002
  • Guggenheim, Bilbao – Frank O.Gehry, 1997

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